Premesso che se il papa rimane una volta tanto nelle sua stanze invece che pascolare per l'università piu' grande d'Europa mi fa solo felice il can can mediatico e pseudo politico, che nemmeno il bel gesto mastelliano mette in secondo piano, intorno alla vicenda B16
all'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza merita una qualche nota a margine sopratutto se da piu' parti mi trovo a ragionare del fatto se sia o meno una conquista laica far stare a casa il papa a casa sua.
Chiunque abbia annusato gli odori ed i fetori di Roma per piu' di una stagione nella sua vita sa che il rapporto della citta' con lo scomodo rappresentate di Dio in terra non e' cosa trascurabile anzi... il Vaticano comanda benevolmente (indirizzando, sollecitando, ammonendo e talvolta sgridando) su Roma e per estensione su gran parte della politica e del territorio nazionale.
Gli esempi vecchi e nuovi non mancano: dal sempre verde tema dell'aborto all'ultimo rimbrotto per i pochi fondi alla caritas romana, che poi era il vero messaggio tra le righe del discorso sul degrado urbano della capitale che ha fatto piangere Uolter giusto la settimana scorsa ed a
conferma della benevolenza c'e' stata anche la correzione postuma del rimbrotto del Santo PadrONe dopo le lacrime di stizza del sagrestano
del PD.
La vicenda de La Sapienza non puo prescindere da Roma, dall'ateneo, che val bene ricordarlo fu fondato da un Papa da un ingerenza che sempre strisciante e' di fatto
diventata soffocante e ce sarebbe approdata in uno di quei riti laici pomposi e noiosi che pero come ogni rito ha un potere simbolico che e'
l'inaugurazione di un anno accademico.
Credo che il pensiero non scritto e forse non detto di molti sia stato:
''Pure l'universita' ve pijate?''
(Continua)